Non era qui Babele? Memorie del feudo, memorie della piantagione

Non era qui Babele? Memorie del feudo, memorie della piantagione

PROGETTO MULTIMEDIALE (2023-2026)

Ricerca audiovisiva condotta e prodotta da Alessandra Cianelli nell’ambito del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale-PRIN 2020 MOBS-Mobilities, Solidarities and Imaginaries across the Borders: the Mountain, the Sea, the Urban and the Rural as Spaces of Transit and Encounters.

 

Il mio contributo come artista, nell’ambito del progetto MOBS, si è indirizzato fin da subito verso l’indagine e la messa in questione della sfera della rappresentazione visuale della migrazione/immigrazione in Italia. Nel contesto di tale cornice tematica generale, la ricerca artistica audiovisuale ha tentato, da una parte, di rintracciare storie e genealogie dell’uso e della proprietà della terra e delle risorse naturali in questo specifico Sud del mondo; dall’altra, ha provato a rileggere tracce e nessi eventuali tra feudalità e “colonialità”, a partire dalla messa in discussione dello sguardo e dei regimi di visibilità/visualità nella rappresentazione e costruzione dell’”altra/o” migrante. In che modo questo sguardo si è dispiegato e si dispiega tra antichi latifondi e piantagioni coloniali e le attuali aree agricole destinate alla produzione industriale, sorvegliando e producendo al contempo quelle soggettività subalterne ripetutamente emarginate e messe fuori dalla storia? Se lo sguardo è capace di costruire e produrre la figura contemporanea dell’altra/o/migrante, in che modo attraverso la stessa rappresentazione visuale si può rispondere ai quesiti teorici sollevati?

La pratica artistica di ricerca ha provato a rispondere a queste sollecitazioni intrecciando la ricerca sul campo in forma di auto-etnografia (sulla scia di Monica Massari e Federica Cabras) con un corposo lavoro d’archivio (testi documentali, letteratura, memorie private, oggetti di ogni giorno, materiali audio-visivi, archivi sonori e visuali di varia natura, epoca e provenienza), studi di testi di teoria critica, storia e storia locale, letteratura, film e produzione musicale, per raccontare di lotte per e sulla terra, in particolare nel Sud post unitario.

La messa in questione del regime della rappresentazione visuale in rapporto al bracciantato “migrante” interroga il ruolo stesso delle pratiche artistiche socialmente impegnate nonché il linguaggio dell’arte nella ricerca sociale e in generale nell’ambito delle scienze umane, tanto sul piano estetico quanto sul piano teorico. Interrogare lo sguardo e i regimi di rappresentazione visuale vuol dire anche riflettere sulla posizione da cui guardiamo il mondo. Il punto da cui si guarda è a tutti gli effetti anche il punto di enunciazione che costruisce (dall’alto e dal nord del mondo) le narrazioni egemoni, il sapere occidentale e infine il tempo/spazio capitalistico che esclude memorie e saperi altri.

 

Dal video Non era qui Babele? Memorie del feudo, memorie della piantagione

Dove sono i migranti?

Specchio/Puttini. Still-frame da video.

Arrivo vestita da artista ricercatrice.
Qual è l’obiettivo del progetto?

Quale il focus, il goal della ricerca?


È la lingua trasparente e tagliente dell’arte e della ricerca a cui mi adeguo per iniziare il mio prossimo viaggio, dubbiosa, ma grata per l’appiglio.
Abbiamo sempre bisogno di sapere perché facciamo una cosa.

Viaggiamo tra serre opache, in lunghissimi filari bassi, che impediscono la vista. L’opacità sfida l’occhio. Non riusciamo vedere.

Sperimentiamo lo spazio cartesiano in un paesaggio senza emergenze, dispiegato in x, y, z  misura e ratio del Logo, all’improvviso diventato una trappola astratta.

Sfidiamo anche il tempo: possiamo percorrere solo veloci in macchina questo spazio. Il nostro sapere, costruito su tempo e spazio per esercitare il potere di conoscere e costruire certezze, si disfa e crolla.

Dove sono le donne?

Rete-Fuochi-Abitare-Habitus, Still-frame da video.

Il termine mappa viene da una antica parola araba. Era il pezzo di stoffa, annodato su un bastone che custodiva i beni e le provviste necessarie ai viandanti/migranti di una volta su cui era anche disegnato l’itinerario del viaggio. Era una mappa-valigia-tovaglia.
Sulle mappe percorsi di linee tracciano e stabiliscono bordi e confini, da sempre  attraversate e tradite da pensieri, parole, suoni canti ed esseri viventi.

Quanto è veramente aperto al diverso e alla differenza il mio sguardo?

Quanta differenza e quanta alterità produce? Qual è il varco, la breccia, la soglia che stiamo cercando o abbiamo cercato?

Chi è davvero l’abitante e chi il transitante/migrante/emigrante/ viandante, in questo bordo ai confini della Regione e della Ragione occidentale?

Qual è il bordo, quale il confine da attraversare?

Qual è il bordo?, Still-frame da video.

La pianta ortogonale di Vittoria, città di fondazione, ci impiglia nella dimensione geometrica dello spazio che si prolunga nella recente ridimensionalità delle serre. La piana di Vittoria è uno dei pochissimi luoghi del sud rurale dove i decreti Gulla del 1946 sono stati vittoriosi. Già al tempo della fondazione una precoce riforma fondiaria minava il sistema del latifondo, grazie ai contratti di enfiteusi, premessa del miracolo delle serre, agli inizi della modernità coloniale. Nell’eco del feudo risalgono le età del grano e del vino, le prime due rivoluzioni agrarie.

Echi di associazionismo sindacale di oggi e di ieri riportano memorie di lotte per la terra e donne  resistenti, proprietà fondiaria, movimenti contadini  e campieri. In ultimo luccica sul mare di  plastica il tempo capitalistico della serre, terza rivoluzione che qui, ombelico di terra tra Sicilia. Malta e Africa, composta vegetali, plastiche e fertilizzanti, pesticidi e diossina di fuochi che soffiano ogni giorno con la brezza marina: la colonialità persiste fin dalla fondazione di Kamarina.

Mi resta immaginare

Mappa Luna Mesopotamia sicula, foto.

Nessuna verità o evidenza in questo racconto-viaggio.
Qui, a cercare di attraversare il bordo tra dentro e fuori, tra me e l’altro sfuggente sono io, soggetta capovolta almeno per una volta.

Nessuna foto documenta o descrive con chiarezza l’oggetto della mia ricerca: nessuna prova o testimonianza oculare.
Tutto è fuori fuoco, ogni immagine di corsa, catturata di nascosto, nasconde e indica altro, oltre gli occhi.

Mi scopro a subire il limite alla pretesa di sorvegliare l’orizzonte X.
Cerco di fare cuccia nell’invisibilità e opacità del viaggio, di stabilire relazioni oltre i cinque sensi.

Qui dove il regime della rappresentazione rovina travolgendo ogni certezza, gli occhi restano vuoti, il visuale può solo ritornare alla dimensione tattile del suono.
Mi resta immaginare.

 

Cartografia sonora delle terre del cuore

La tovaglia/mappa Cartografia sonora delle terre del cuore è stata pensata per un laboratorio tenutosi presso la casa delle suore Carmelitane di Marina di Acate Il 20 maggio 2023, come elemento centrale e innesco di un gioco collettivo, che ha trasformato al contempo il manufatto stesso. Il gioco era cantare ognuna un canto/ninnananna che potesse riconnettersi e raccontare un luogo del cuore.

La mappa/tovaglia è stata concepita incrociando antiche carte nautiche, carte geografiche di varie epoche e provenienze, in un mix che mette in questione la stessa idea di mappa o cartografia in quanto convenzioni e scelte politiche materializzate in linee che tracciano e stabiliscono bordi e confini. Sono proprio quelle line distribuite sulla superficie orizzontale a definire categorie di appartenenza ed esclusione, nazionalità, etnicità e razza; sono quelle linee, segni grafici che infine diventano parole scritte, a creare diversità e alterità. Dentro queste convenzioni, che si materializzano in linee che tracciano e stabiliscono bordi e confini, si muovono da sempre pensieri parole suoni canti ed esseri viventi che oltrepassano e debordano sistematicamente oltre le linee.

 

Cartografia delle terre del cuore, stampa digitale su tela, 250×140 cm.

 

 

 

 

 

 

I risultati della ricerca sono stati presentati ed esposti in occasione della mostra collettiva MOBS. Mobilities, Solidarities and Imaginaries Across the Border, a cura di Anna Daneri, Palazzo Grillo, Genova, 15 marzo-13 aprile 2025, e con una performance/lecture nell’ambito del Festival Scenica, Vittoria (RG), 19 Maggio 2024.

 

Ricerca sostenuta da e su incarico del Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici dell’Università degli Studi di Milano, con l’unità di ricerca coordinata da Monica Massari, con Federica Cabras.
Ricerca di archivio, testi, fotografia, suono, montaggio, regia: Alessandra Cianelli.
Produzione: Dormire Fondazione 2023-2025.