Il paese delle terre d’oltremare / The land of the overseas territories

Il paese delle terre d’oltremare / The land of the overseas territories

PROGETTO MULTIMEDIALE (2012-2023)

La meraviglia, sostanza amorosa dell’estetica nella pratica artistica, è un sentimento che ci riduce e ci riporta bambini, aperti cuori e menti. La meraviglia irrompe improvvisa, ci possiede ci illumina, ci apre e zittisce la mente razionale, che non più può più essere diretta. Nelle pratiche artistiche al lavoro sugli archivi, la meraviglia è il sentimento che ci sbalza e ci riposiziona fuori dallo spazio segnato dalla linea data immaginaria, detta Storia, aprendo al contempo altri archivi, fatti dei depositi individuali e collettivi di memorie, biografie, biologie non sempre emerse»

Wonder is the affective elements of aesthetics in an artistic practice: it is the feeling that moves us back to childhood, open ‘heart-minded’. Wonder suddenly bursts in, possesses us, enlightens us, opens us up, shutting down the rational mind, which can no longer be directedIn the artistic practices at work on archives, wonder is the feeling that jolts us and repositions us out of the space marked by the imaginary given line, called History, opening at the same time other archives, made up by individual and collective repositories of memories, biographies, biologizes not (yet) emerged.

 

Il Paese delle Terre d’Oltremare è un progetto di ricerca artistica avviato nel 2012, a partire dall’emersione di 2 lettere di famiglia spedite da un “misterioso paese d’Oltremare” da un nonno scomparso in Libia nel 1940. Il Paese delle Terre d’Oltremare è il titolo da fiaba o da mito ‘esotico’ di un progetto artistico che intreccia echi e suoni, oggetti e tracce, dotati del potere favoloso di aprire mondi nascosti, scomparsi o mai esistiti.
In un’ottica processuale, il progetto intreccia tracce e segni materiali, fatti e manufatti; parole e suoni sopravvissuti nei racconti, nelle memorie familiari private e nella lingua; suoni e parole di produzioni canore e musicali connesse all’Oltremare; istituzioni e costruzioni, intese come edifici e ‘impianti vegetali di semi e specie esotiche, ‘archivi’ fondati per sostenere l’impianto culturale ed economico dell’Impero.

Lavorando gli archivi ufficiali (storici) e non ufficiali (personali) della storia coloniale italiana come materiale di partenza e metodologia di ricerca, il progetto si configura come una spedizione coloniale da fermi, sul posto, per lo più a Napoli: un viaggio nel Paese delle Terre d’Oltremare che si avvale della pratica della “meraviglia”, strumento di interruzione critica, in un percorso che dà priorità al processo di ricerca stesso piuttosto che al risultato.

Il progetto è stato portato avanti negli anni attraverso una serie di tappe-venues, spesso in collaborazione con altri ricercatori/artisti, provenienti da diverse aree di competenza (Centro Studi Postcoloniali e di Genere-CSPG, Università di Napoli “L’Orientale”, Goethe institute Neapel, Accademia di Belle Arti Napoli, Mam Matriarchivio del Mediterraneo, AMM-Archivio Memorie Migranti, Museo Madre, Università Statale di Milano).