Il paese delle terre d’oltremare. Architetture di cemento e cartapesta: restaurare l’irrestaurabile

Il paese delle terre d’oltremare. Architetture di cemento e cartapesta: restaurare l’irrestaurabile

PROGETTO MULTIMEDIALE (2023-2024)

Ideato e curato da Alessandra Cianelli e Filomena Carangelo, il progetto è concepito con l’intento di ripercorrere, evocare e performare la storia architettonica e urbanistica della finta città coloniale delle Terre d’Oltremare che interroga la questione della restaurabilità/irrestaurabilità di certe architetture, cercando alternative basate sugli aspetti esperienziali e modi di fare architetture immateriali senza architetture.

Il progetto è focalizzato sulla Mostra (Triennale delle Terre) d’Oltremare di Napoli (Fuorigrotta) – monumentale complesso espositivo, archivio materiale, vegetale/di pietra, che aprì il 9 maggio 1940 con finalità didattiche/auto-celebrative/propagandistiche per la costruzione della “coscienza coloniale degli italiani”, e chiuse il 10 giugno dello stesso anno, quando l’Italia entrò in guerra.

L’obiettivo generale è la conoscenza del processo di costruzione, non solo architettonico e “materiale”, costituito da tecniche e tecnologie, ma anche di linguaggi, visioni e immaginari, che sono tuttora parte integrante della formazione (post)coloniale dell’occidente.

Si tratta quindi di una riflessione intorno a un atto di espropriazione coloniale contestuale fin dalla distruzione di quello che era un villaggio e un’area agricola suburbana per consegnare quel territorio alla costruzione di un immaginario e una coscienza coloniale. Un pensiero quindi che mette insieme scala urbanistica con scala geografica e planetaria.

Il mezzo privilegiato di questa riflessione è proprio lo sguardo su quello che resta delle architetture e dell’impianto fanta-esotico, futurista della Mostra Triennale delle terre d’Oltremare (1940), che nel suo farsi aveva attinto e messo in moto desideri e visioni tra i più avanzati del tempo, oscillando – come la teleferica chiusa da anni, che portava dall’attuale Piazzale Tecchio a capo Posillipo – tra meraviglia e controllo, fattisi materia nella pietra, nel cemento, nel ferro, nella terra e nelle piante che erano e sono tuttora, seppure in rovina, il corpo del complesso espositivo.

Una particolare attenzione è dedicata agli aspetti di commistione del paesaggio, inteso nelle sue preesistenze rurali, con l’impianto urbanistico  avveniristico, di quella che si rivela essere una vera e propria città di fondazione, in cui l’aspirazione al matrimonio tra natura e cultura si modella e diventa modello delle città coloniali d’oltremare, mescolando forme tecnologie e tecniche costruttive all’avanguardia con visioni, saperi e pratiche di altri tempi e altri luoghi.

 

I FASE DEL PROGETTO – 7 LUGLIO 2023

L’evento è concepito come una passeggiata scandita da tappe. Per ciascuna tappa è prevista una conversazione tematica, legata tanto al luogo in cui ci si ferma quanto alle prospettive, riflessioni ed esperienze della/delle persone che da quel punto enunciano le proprie visioni. Si tratta di un laboratorio/brainstorming di critica e fertilizzazione reciproca, di racconti e riflessioni su teorie e pratiche che guardano all’architettura, all’urbanistica, all’arte, alla natura e al paesaggio, alle nuove ecologie economiche e culturali, alla costruzione di comunità, all’attivismo, al patrimonio/bene comune, all’abitare lo spazio pubblico, al diritto alla città.

Persone coinvolte: Nicola Capone, Filomena Carangelo, Iain Chambers, Alessandra Cianelli, Laura Cuomo, Alessandra Ferlito, Alessandra Ferrini, Mario Gabola, Alessandro Gallicchio, Tiziana Terranova, Opher Thomson, Laura Travaglini, Kathryn Weir.

Tappe:

Grande Magnolia: Filomena Carangelo e Alessandra Cianelli (Introduzione);

AOI-Africa Orientale Italiana – Cubo d’Oro: Laura Travaglini, Ridare funzioni “decolonizzando”. Emersione della proprietà pubblica. L’arte della cura e la cura dell’arte.

AOI-Stazione Lago di Fasilides: Alessandra Ferlito, Una fortezza per l’italianità: le mostre  successive alla Triennale del 1940; Kathryn Weir, La costruzione del soggetto della storia nel paesaggio della Mostra.

AOI-Castello di Gondar/Boschetto di eucalipti/Chiesa Copta: Iain Chambers, Altre temporalità.

Padiglione Libia: Alessandra Ferrini, Affrontare il ‘patrimonio difficile’ italiano: riflessioni etiche e metodologiche; Opher Thomson, FORREST/Oltremare.

Padiglione Rodi/Isole italiane dell’Egeo/Chiesa Cabrini: Tiziana Terranova, I sette ponti di Konigsberg e il tempo profondo delle città/reti; Nicola Capone: Mostra d’Oltremare/comune/paesaggio/natura.

Padiglione Albania: Alessandro Gallicchio, Inventare un altrove di matrice italica: dall’Albania “romana” all’Albania fascista; Alessandra Cianelli, L’albero di Giuda (gli sguardi amorosi aprono gli occhi dei dormienti chiusi dal passato insolente).

Cortile antistante ex-Boccioni/Aree scoperte ex Scuola Americana: Filomena Carangelo, Architetture senza volume; Laura Cuomo e Mario Gabola, Suono Vivo. Esercizi sull’informe.

 

 

Progetto realizzato con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale Governo del Territorio, vincitore del bando QA22-Promozione della cultura, della ricerca e dell’innovazione dell’architettura moderna e contemporanea in Campania.